Alte Försterei: la storia romantica di uno stadio e di un club speciale - Passione Stadi
Alte Försterei: la storia romantica di uno stadio e di un club speciale
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Alte Försterei: la storia romantica di uno stadio e di un club speciale

Articolo scritto da Giovanni Sgobba di Eisern Union Italia

Ulrich Prüfke e Ralph Quest sono lì, immortalati in una statua di bronzo a grandezza naturale, che sorreggono l’unico trofeo ufficiale che l’Union Berlin ha conquistato nella sua storia. Era il 9 giugno 1968 e la squadra di Berlino Est aveva battuto 2-1 il Carl Zeiss Jena aggiudicandosi la FDGB Pokal (“Freier Deutscher Gewerkschaftsbund Pokal”, la Coppa della Federazione della Libera Unione Sindacale Tedesca). Mezzo secolo dopo, per festeggiare l’anniversario di quella data speciale, la società ha deciso di realizzare una statua e piazzarla proprio all’ingresso dello stadio An der Alten Försterei, ultimo tassello di una storia entusiasmante e per certi versi travagliata.

L’impianto sorge in mezzo all’esteso parco-foresta Wuhlheide, nel distretto di Treptow-Köpenick, nella periferia orientale di Berlino. Arrivarci è come essere coinvolti in una processione liturgica: dalla fermata della S-Bahn di Warschauer Straße fino a Köpenick, il treno si riempie via via dei colori rosso e bianco, il rumore delle rotaie sfuma lasciando spazio a cori e canti. Una volta scesi, tutti assieme in religiosa marcia, abbondantemente carichi di birra, ci si addentra nelle viuzze del quartiere prima di lasciare la strada battuta per addentrarsi nella foresta. Quando il chiasso aumenta di decibel si è arrivati allo stadio: gli alberi si aprono per ammirare l’An der Alten Försterei.

La statua sopracitata posta all’ingresso dello stadio

Il posto lo scelse, nel 1920, l’SC Union Oberschöneweide, squadra creata da un gruppo di studenti nel 1906, che si vide costretta ad abbandonare lo stadio di Wattstraße, prossimo ad essere demolito per far spazio ad abitazioni. Al nuovo stadio fu dato il nome di Sportpark Sadowa, un richiamo sia all’attiguo bosco (poi nel 1929 chiamato Wuhlheide), ma anche all’omonima battaglia del 1866 durante la guerra austro-prussiana. Fu il derby berlinese tra Union e Viktoria ad aprire le danze: la partita, terminata 1-1, venne disputata il 17 marzo 1920. La struttura aveva il mimino indispensabile: 10mila posti, uno spogliatoio, i servizi igienici, un paio di biglietterie e l’immancabile pub. L’inaugurazione ufficiale dell’impianto, invece, arrivò il 7 agosto dello stesso anno e fu un evento prestigioso: un’amichevole tra Oberschöneweide e il Norimberga, campione di Germania dell’epoca, capace di inanellare 104 incontri senza sconfitte tra il 1919 e il 1922. Fischio d’inizio alle 18:00 e, tra 7 mila spettatori, vinse, ovviamente il “Der Club” per 2-1. Il nome di Sadowa-Platz, in realtà, fece ben presto spazio all’immaginario collettivo: la vicinanza dello stadio a una casa destinata all’alloggio del guardaboschi, poco a poco, fece cambiare nome all’impianto, che divenne così affettuosamente noto come Alte Försterei (in italiano, appunto, la vecchia casa del guardaboschi).

La storia del club anti-regime berlinese e quella del suo stadio vivono di alti e bassi: nel 1966 l’Union conquistò la promozione nella DDR-Oberliga, il massimo campionato nella Germania Est e la società decise di ampliare e migliorare lo stadio. Fu innalzata la tribuna est “Gegengerade”, venne costruita una cabina per i giornalisti, ai quali seguirono altri lavori tra il 1979 e il 1981 che comprendevano l’ammodernamento dei lati nord e sud, il rifacimento del manto erboso e l’installazione di un display illuminato. La capacità dello stadio arrivò a 25.500 spettatori e quello fu il periodo dove vennero stabiliti due record di affluenza ancora oggi imbattuti: il 23 maggio 1984 con 22.500 supporter nello spareggio per non retrocedere tra Union Berlin e Chemie Leipzig e il 21 giugno 1986 con 23.000 tifosi durante una partita di Intertoto contro il Bayer Uerdingen.

Ma data l’assenza di interventi di manutenzione successivi, negli anni ‘90 lo stadio iniziò ad accusare una certa obsolescenza. L’Union Berlin, per il rotto della cuffia, poté continuare a giocare all’Alte Försterei solo grazie alla concessione di permessi temporanei, che, però, non vennero più rinnovati nel 2006. La dirigenza berlinese si trovò quindi dinanzi ad un bivio: traslocare in un nuovo stadio oppure rinnovare la struttura. Ai tifosi, romanticamente legati alla loro casa, non piacque l’idea di fare le valige e cambiare impianto, così, grazie al loro supporto e contributo, convinsero la società a optare per la seconda soluzione. Una prima fase di lavori iniziò nel 2007 e si concluse nel 2009, lo stadio venne quasi totalmente ricostruito, aggiunsero una tettoia, fu rifatto il pavimento, il campo venne dotato di un sistema di riscaldamento e vennero riparate recinzioni e ringhiere. Alcuni lavori furono svolti dagli stessi tifosi. Più di 2mila volontari misero il loro cuore e la loro energia per quasi 140mila ore consecutive. L’evento segnò un segno di fede che seguì di qualche anno più tardi, un patto di sangue, letteralmente: nel 2004, per dare la possibilità alla società di comprare la licenza per iscriversi al campionato di quarta divisione, i tifosi organizzarono una campagna per donare il proprio sangue agli ospedali di Berlino. Il ricavato fu ceduto allo stesso club.

Fuori dallo stadio c’è un monumento con un enorme casco da lavoro rosso, una carriola e dei guanti; sui fianchi, invece, un lungo elenco con i nomi e i cognomi dei 2.000 tifosi volontari e ai quali è dedicata l’opera celebrativa. Un legame indissolubile che difficilmente ricordiamo per altre realtà calcistiche, incrementato ulteriormente dalla decisione di riservare alcune quote del club ai tifosi. Così nel dicembre 2011 nacque l’iniziativa “Alte-Försterei-Aktie” che portò 5.473 supporter ad acquistare le azioni dell’Union Berlin per un totale di 2.736.500 euro destinati all’ammodernamento dell’impianto. Come l’araba fenice, l’An der Alten Försterei nacque nuovamente l’8 luglio 2009, quando furono aperte le porte per l’amichevole contro gli acerrimi rivali dell’Hertha Berlino (finì 3-5 per gli ospiti). I lavori per rifare la tribuna Sektor 1 sono terminati poco dopo il 2012 consegnando un piccolo gioiello per accessibilità e fruibilità con un ristorante, zona vip con cabine personalizzate e con vetrate che si affacciano sul campo e altri servizi lontanamente pensabili per una squadra che fino alla stagione 2018-2019 militava in seconda divisione. Attualmente ci sono 22.012 posti – 18.395 in piedi e 3.617 con seggiolini – una capienza che, complice anche il culto sempre più in espansione anche tra curiosi e stranieri, inizia a stare stretta: a ottobre 2018, infatti, l’assessorato all’urbanistica di Berlino ha approvato il nuovo restyling che porterebbe lo stadio a 37.000 posti. Siamo ancora in fase di cantiere, ma la data ultima dovrebbe essere l’estate del 2020 per festeggiare il secolo di vita dello stadio.

Ma non è tutto: dal 2003, da quando alcuni tifosi si intrufolarono illegalmente e furtivamente all’interno dello stadio, poco prima della vigilia di Natale, va in scena il “Weihnachtssingen” , una festa per tutti gli abitanti di Köpenick che si ritrovano lì per cantare canzoni natalizie e bere del Glühwein, illuminati da tantissime candele. Negli ultimi anni la media è di 27 mila persone, in un impianto, come detto, che a stento arriva a 22mila posti. Nell’estate 2014, invece, in occasione dei Mondiali di calcio, poi vinti dalla Germania, la società invitò tutti i supporter a vedere le partite all’An der Alten Försterei, senza rinunciare alla comodità del divano di casa. Fu installato un maxischermo, lo stadio venne abbellito come un tradizionale soggiorno e ai tifosi venne chiesto di portare il loro caro sofà. Con litri di birra, amici di sempre e solita scaramanzia, l’evento riscosse un grandissimo successo.

 

Foto scattata durante la partita contro il Borussia Dortmund, partita che passerà alla storia come la prima vittoria di sempre dell’Union Berlin in Bundesliga.

E se la magia e il fascino che miscelano tradizione e modernità non hanno ancora scalfito la vostra corazza insensibile, pensate che oltre al tabellone elettronico, allo stadio esiste ancora il vecchio segnapunti manuale che viene appositamente (ancora) aggiornato da un addetto.

 

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