Ordinata la demolizione della tribuna ovest dello Stadio Ballarin di San Benedetto - Passione Stadi
644
post-template-default,single,single-post,postid-644,single-format-standard,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,qode-title-hidden,qode_grid_1300,footer_responsive_adv,qode-content-sidebar-responsive,columns-4,qode-theme-ver-16.8,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-5.5.2,vc_responsive

Ordinata la demolizione della tribuna ovest dello Stadio Ballarin di San Benedetto

Attraverso un’ordinanza dell’amministrazione del Comune di San Benedetto, si procederà alla demolizione della tribuna ovest dello Stadio “Fratelli Ballerin”.

La tribuna è in stato di degrado pericolante, e l’ordinanza del Comune appare inevitabile dal punto di vista della sicurezza, anche se la tifoseria della Sambenedettese si è espressa contraria a tale intervento, dichiarando:

“In questi anni, nonostante la maggior parte di noi non ha mai vissuto il periodo del Ballarin, abbiamo portato avanti diverse iniziative per denunciare lo stato di degrado dell’impianto. Perché il Ballarin non è solo un vecchio stadio, ma un simbolo per la Samb e per tutta la città, con la sua storia fatta di successi, calore e tifo ma anche di lutto e rispetto per le due giovani tifose che fra gli spalti persero la vita in una tragica giornata (n.d.r:  il 7 giugno 1981 nel pregara di Sambenedettese-Matera in curva sud scoppiò un incendio che provocò un totale di 168 feriti e due morti).

Il successo del DVD che abbiamo recentemente prodotto ha dimostrato che questo è un tema di interesse per la maggioranza della tifoseria e della cittadinanza, che per anni ha assistito all’immobilita e all’incapacita delle amministrazioni che si sono alternate di impedire che si arrivasse a questo stato di degrado e pericolosità strutturale.

Per questo motivo non possiamo accettare che si proceda alla demolizione (anche parziale) quando, nonostante il passare degli anni, non è mai stato previsto e approvato un progetto serio di riqualificazione dell’intera area, che preservi l’uso sportivo della stessa. Allo stesso tempo impediremo, in ogni modo, che il campo del Ballarin diventi, anche temporaneamente, rimessa e discarica per i rottami dei carri del Carnevale e le macerie.

Ce lo chiede la storia dello stadio, della Samb e della città e per questa chiediamo rispetto.”

A quanto pare tale questione è un chiaro esempio di cortocircuito burocratico, perchè non è chiaro se la demolizione sia una prima fase di un smantellimento definitivo della struttura – opzione che i tifosi ritengono più reale – dato lo stato di abbandono dello stadio negli ultimi anni (l’ultima partita disputata al Ballarin dalla Samb è del 1985), o se invece sia l’inizio di un’eventuale ristrutturazione della struttura sportiva.

In merito a questo aspetto, il Comune a fine 2015 aveva stanziato 300 mila euro per la ristrutturazione dell’impianto sportivo, ma la Soprintendenza regionale bloccò tutto dichiarando: “Si apprende che l’amministrazione annuncia la prossima demolizione del Ballarin realizzato nel 1926. Tutta l’area è sottoposta alle disposizione del decreto 42 del 2004, in quanto dalla sua realizzazione sono trascorsi più di 70 anni anche se estese porzioni sono state demolite e ricostruite negli anni. In corso di sopralluoghi il Soprintendente, Stefano Gizzi, espresse con chiarezza la necessità di sottoporre a verifica, dell’interesse culturale, l’intero complesso che doveva essere analizzato e studiato nelle sue fasi costruttive, evidenziando già da allora, alcune strutture autentiche sul lato Ovest e l’intero campo di calcio, delimitato nel 1926. Inoltre fu specificato che nell’eventuale progetto di riqualificazione, si doveva tenere conto dei resti delle fondazioni dell’intera struttura, in particolare del settore di ingresso.”

Al netto che le questioni in merito alla “cultura”  o al “bene storico”  per quanto riguarda gli stadi di calcio costruiti nel primo dopo guerra appaiono davvero insensate nel 2018, ad oggi appare chiaro che per il Comune la priorità sia solo quello di mettere in sicurezza la zona adiacente dell’impianto, ma l’ok definitivo per la demolizione spetterà ancora alla stessa Soprintendenza regionale.

No Comments

Post A Comment